Welcoming
Programme
programma di assistenza per rifugiati
Il Sud Africa
gode di una relativa ricchezza e stabilita politica che permette
di essere uno dei paesi all’avanguardia del continente africano
per quanto concerne lo sviluppo economico. Pertanto, è
anche diventato meta ambita per migliaia di rifugiati e migranti
economici alla ricerca di una vita più dignitosa che soddisfi
i loro bisogni primari.
Per il Sud Africa si tratta però di un fenomeno nuovo,
basta pensare che fino al 1994, anno in cui è stato sconfitto
il sistema dell’apartheid, il Sud Africa produceva rifugiati.
Di conseguenza, la situazione dei rifugiati non è molto
semplice.
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Al problema dell’accoglienza da parte della società,
alla violenza a sfondo xenofobo, alla mancanza di una cultura
dei diritti umani, si aggiunge soprattutto l’incapacità
o la mancanza di volontà da parte del governo di sviluppare
strutture e istituzioni capaci a gestire questa realtà.
Per fare un esempio – spesso l’attesa del permesso
di soggiorno per richiesta d’asilo è di oltre 6 mesi,
a volte sia arriva anche a 12 mesi. Senza questo documento però
i rifugiati non hanno diritti: non possono lavorare, non possono
studiare, non hanno accesso gratuito al servizio di sanità,
non possono stipulare un contratto e non hanno nessuna protezione
effettiva davanti alle forze dell’ordine, le quali troppo
spesso non sono a conoscenza dei permessi dei rifugiati e richiedenti
asilo e li bollano come clandestini da deportare.

La difficoltà della documentazione è aggravata dal
fatto che il Sud Africa non prevede l’istituzione di strutture
di accoglienza specifiche per rifugiati. La filosofia sottostante
a questa politica è quella di concedere ai rifugiati sin
dall’arrivo una serie di diritti in ambito sociale e sanitario
invece di istituire strutture di assistenza – peccato però
che le autorità non hanno previsto nessuna misura per combattere
i lunghi mesi di attesa del permesso di soggiorno senza il quale
non è possibile godere di tali diritti e, pertanto, intraprendere
una vita “normale” e integrarsi nella società
ospitante.
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Questo spiega l’importanza dell’intuizione dei Padri
Scalabriniani che più di 8 anni fa hanno instaurato il
Welcoming Programme. Welcoming significa accoglienza, significa
ricevere le persone in quanto tali, indipendentemente dai loro
documenti, significa creare uno spazio dove si dedica del tempo
alle persone, si ascolta le loro storie e li si offre anche un
aiuto concreto, quello di cibo e vestiti. Ogni rifugiato o richiedente
asilo ha diritto a questo servizio durante i primi sei mesi del
suo soggiorno in Sud Africa. È proprio durante questi primi
mesi che i rifugiati hanno bisogno di più assistenza e
sono più vulnerabili.
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Negli anni il servizio di accoglienza dei padri è diventato
un progetto incorporato nello Scalabrini Refugee Service dello
Scalabrini Centre. Il servizio è prestato una volta alla
settimana, ogni mercoledì dalle 8.30 alle 12.30. Ogni settimana
si distribuiscono all’incirca 60 pacchi di cibo oltre al
cibo specifico per neonati e ai vestiti. Dagli inizi del progetto
nel 1998 più di 6000 rifugiati hanno potuto usufruire del
Welcoming Programme. Questo servizio si è rivelato prezioso
non solo per il contributo pratico dato ai rifugiati ma, soprattutto,
perché fa sì che coloro che sono esclusi dai diritti
sanciti dalle leggi a causa del malfunzionamento del sistema non
diventino definitivamente degli invisibili agli occhi della società
civile.

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